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2018/07/01

Walls. Le Mura di Roma. Fotografie di Andrea Jemolo - Museo dell'Ara Pacis, Roma




"Urbs ipsa moenia sunt, civitas autem non saxa sed habitatores sunt"



                                                                     Isidoro di Siviglia, Etymologiae, 1 XV 2 1

2011/04/05

I sette peccati capitali


Ecco, cari amici, oggi provo a tracciare, a memoria ed in ordine sparso, l'elenco dei sette peccati.

Il primo che mi viene in mente è la superbia. Mi sento "super", come la benzina, migliore degli altri. Dunque posso trattare tutto e tutti con quel naturale disprezzo tipico di secoli e secoli di allenamento ad essere, di volta in volta: di sangue blu, WASP, razza padana, razza padrona, razza ariana. Nobile contrapposto a plebeo, dotto contrapposto ad ignorante, ricco contrapposto a disgraziato. Sano giovane bello e con gli occhi azzurri contrapposto ad anziano, malato, claudicante ed anche un po' bruttino.

Poi c'è l'ira. Che significa perdere il controllo di sè stessi, e dunque essere non liberi ma schiavi, schiavi proprio del nostro carattere irascibile. Di Dio si dice che sia lento all'ira e facile al perdono. Personalmente in certi giorni mi sento facile all'ira e facilissimo al perdono. Insomma sono, sotto questo punto di vista, abbastanza a buon punto. Ma posso migliorare.

Poi c'è la gola. Di nuovo: essere schiavi del cibo, dell'eccesso (in più o in meno). L'uomo saggio cerca di essere equilibrato. Sa dosare bene tra il piacere che il cibo ci apporta ed il dispiacere che ci può procurare se si superano certi limiti. E molto simile è il rapporto con il sesso, da cui la lussuria. Lo dico spesso: nel sesso c'è tutta la dolcezza, la poesia, un'intimita prfonda ed avvolgente con l'altro. Se no, c'è solo una sorta di ginnastica dove quel che conta è stabilire il record: delle amanti avute, del tempo impiegato, in giorni, per la conquista, della durata, in minuti e a volte in secondi, del coito, della dimensione del membro. Parlo al maschile lasciando alle femminuccie le proprie analoghe considerazioni.

L'avidità significa un bisogno sconfinato di accumulare. Lo vedi da bambini: quello che si prendeva tutti i giocattoli per sè e passava il pomeriggio, povero idiota, a difendere le inutili proprietà conquistate. Che tristezza. E poi c'è l'avarizia, che è l'incapacità di donare qualcosa di nostro senza contropartite.Se no ci troviamo di fronte ad un "atto di liberalità a fini di deducibilità fiscale", che è cosa assai diversa.

L'accidia (o pigrizia) è una forma di disprezzo della vita. La paura di stancarsi, ma anche di coinvolgersi, di avere una passione politica, di emozionarsi di fronte ad un bel quadro, oppure ad un tramonto.Il pigro non vede oltre la propria affaticata fisicità. E spera sempre che altri agiscano, a compensazione delle proprie negligenze.Delega a che gli altri non solo lavorino ma anche vivano al proprio posto.

L'invidia se ne sta, come Satana, sempre un po' in disparte. Entrambi virulenti sfuttano la nostra incapacità di riconoscerli. Siamo invidiosi di chi va forte con le ragazze, mentre noi siamo un po'scarsini. Di chi ha successo negli studi, di chi guadagna un po' di soldini. Ma spesso dimentichiamo che dietro molte storie di successo ci sono anche sforzi e sacrifici. Ce ne restiamo, rancorosi ed inaciditi, rannicchiati intorno al nostro ombelico. Ma senza chiederci, spesso, se le persone che invidiamo siano davvero tanto invidiabili (e spesso non lo sono). Ci avveleniamo il sangue osservando l'erba del vicino e trascuriamo di annaffiare la nostra. Come quasi sempre siamo noi stessi causa del nostro male.

Un caro saluto a tutti dal LobetaBlog.

2011/03/12

I Sette Colli

Come promesso oggi il LobetaBlog si occupa dei sette colli di Roma: iniziamo con l'elenco a memoria senza Wikipedia...

Il primo è il Campidoglio, che a me evoca, nell'ordine, la statua di Marco Aurelio, la geniale idea di Michelangelo di creare un effetto di allargamento della piazza mediante una collocazione 'a trapezio isoscele' dei due edifici laterali. Ed inoltre mi ricordo che gli Americani hanno chiamato "Campidoglio" la sede del Congresso, e così comprendiamo che, se da una parte noi volevamo "fa' l'americani", anche gli americani volevano fare un po' i romani... o sbaglio?


Palatino che gli ignoranti dicono, dandosi importanza, che derivi il suo nome dai "palazzi" ma che invece era probabilmente dedicato a Venere Pallade. Semmai sarebbe il termine 'palazzo' a derivare da Palatinum, vedi un po' te.

Celio è il colle dell'ospedale militare. Quello da cui scappò Kappler, il fucilatore dei martiri delle Fosse Ardeatine che non sapeva far bene di conto ed invece di massacrare 330 prigionieri (vendicando i 33 soldati delle SS uccisi nell'attentato di via Rasella) si fece prendere la mano e ne fece fuori cinque in più. Si potrebbe ironizzare sul 'dove è finita la proverbiale precisione tedesca', ma stiamo parlando di una tragedia e dunque ci fermiamo qui.

L'Oppio era famoso, ai miei tempi, per la famigerata sede del Movimento Sociale Italiano, ma anche per la Domus Aurea, che una volta doveva essere molto bella ma che, morto Nerone, il suo costruttore, per il principio della 'damnatio memoriae', fu sepolta dai Flavi, tutti concentrati a costruire il Colosseo. Sic transit gloria mundi.

Però forse l'Oppio non fa parte dei magnifici sette. E invece l'Aventino? Forse quello si.


Esquilino è ormai la Chinatown di Roma, con decine di negozi dove non vedi mai nessuno dentro e ti chiedi che ci stiano a fare.

Viminale c'è il Ministero degli Interni che veglia sulla sicurezza dei cittadini italiani. Ma a volte si sbagliano e per meglio difenderci si fanno aiutare da brutti signori (terroristi, faccendieri, banditi) e che danno senso al proverbio 'il rimedio è spesso peggiore del male'.

Quirinale c'è il bel palazzo che fu dei Papi ma poi dal XX settembre 1870 se lo presero i Savoia. C'è sempre un Presidente della Repubblica che sentenzia dall'alto del Colle, appunto. Però non mi pare che molti lo stiano a sentire, non più di tanto, ultimamente. Forse perché quasi sempre il Presidente fa parte anche lui della Casta e, come sul dirsi, lupo non mangia lupo...

Ecco i sette colli, però ci sarebbero pure il Gianicolo e il Vaticano. E lo sapevo che mi toccava andare a rivedermi il libro di Storia.

Un saluto a voi tutti.

2011/03/10

I Sette Re di Roma



Una pausa forzata, come ad esempio quella dovuta ad un minore incidente stradale, può indurre il paziente (nel mio caso piuttosto impaziente) a lasciarsi andare a lunghe e solitarie meditazioni.

Ecco dunque che il LobetaBlog si arricchisce di questa nuova sezione “Inventari”.

Sarà forse per effetto degli antidolorifici, per le notti insonni e costellate di piccoli incubi, ma anche di teneri ricordi, che la domanda odierna è:  chi si ricorda i nomi dei Sette Re di Roma?

Beh, il primo è facile, si chiamava Romolo ed è quello che scannò Remo, suo fratello, che aveva deriso, saltellandoci sopra, la linea di fondazione della Città tracciata dalla spada (da cui il motto, un po’ fascista, “è l’aratro che traccia il solco ma è la spada che lo difende”).  Tra l’altro si dice che il ramo utilizzato per segnare il confine fosse di corniolo, pianta ancora piuttosto comune dalle nostre parti. Ma questo non c’entra molto.
Che poi ‘sto Romolo (detto anche Quirino, da cui i Romani detti Quiriti, da cui il colle Quirinale, che sarà oggetto di altro elenco) fu scannato sua volta dai Senatori (ma forse sbaglio) o assunto in cielo, o forse tutte e due le cose.

Poi c’è Numa Pompilio, quello che parlava con la ninfa Egeria. Alla fonte Egeria ci passavo spesso in bicicletta, era pieno di ‘signorine’ che mi invitavano a consumare per pochi spiccioli. Figurati. E siccome eravamo pre-globalizzazione loro erano tutte italiche, bene in carne e bianche di carnagione. Oggi, sempre lungo quella strada, c’è molta più scelta, dato che il Mercato, come il Bene, trionfa sempre.

Poi Anco Marzio, dico bene? Poi Servio Tullio (quello delle mura serviane ma che dicono siano a lui molto posteriori), poi Tarquinio Prisco. Poi mi ricordo Tarquinio il Superbo (che a me le suore me lo dicevano spesso “attenti alla superbia, fanciulli, che è peccato capitale”). E d’accordo: faremo un inventario anche di quelli.

Però siamo solo a sei Re. Me ne manca uno. Nereo Rocco? No, quello era l’allenatore del Milan quando ero piccolo. Tullio Ostilio, ci sono. E senza la Wikipedia.

Ma ora sono stanchissimo e a metterli in ordine, per favore, pensateci voi.