2008/07/05

Passeggiate nei boschi e nell'anima


L'indicatore principe del mio stato di benessere è dato dal livello di scarsa propensione ai consumi. Ossia: se sono felice, o perlomeno non infelice, consumo meno. Ho meno voglia di cose: DVD, diavolerie elettroniche, tute da ginnastica, oggetti vari che, al contrario, nei momenti di crisi, divengono ossessioni quotidiane e continuative.

Questi giorni, passati in un'appartata località del Trentino, sono stati caratterizzati da lunghe passeggiate tra boschi ombrosi e solitari (i sentieri ben segnati offrono la piacevole caratteristica di far sì che un cittadino come non me non corra il rischio di perdersi).

Lunghe nuotate nella splendida piscina comunale. Partite a ping-pong nella saletta del residence che ci ha accolto. Nulla di eclatante. Nulla da segnalare a parte un senso di relax e un'assoluta indifferenza verso le chimere che mi richiamavano ad ogni istante all'obbligo fondamentale di questa società e di questi tempi: consumare, consumare, consumare.

Altro che credere, obbedire, combattere. Comprare. Riempirsi di cose, tappezzare il vuoto esistenziale a forza di oggetti più o meno costosi, più o meno anonimi, artigianali o industriali, locali o esotici che siano.

L'idea di costruire una personalità attraverso la visita frequente ed assidua a centri commerciali e negozi è seducente. Siamo quello che compriamo. Allora, potrei dire, rovesciando il sillogismo: io ora non sono nulla.

Mi sta bene essere successore di quell'Ulisse che, per sfuggire al Ciclope, si faceva chiamare "Nessuno".

Finalmente ho trovato la mia vera vocazione: essere Nessuno.

Che, come osserva l'arguto Borges, (1) significa essere tutti, essere uomo, essere morto.



(1)
J.L. Borges "L'Aleph, racconto 1°, L'immortale"

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