2017/11/18

2017 11 17, Tigran Hamasyan alla Chiesa Metodista, Roma via XX Settembre




Non me ne vogliano i metodisti della chiesa di via XX settembre: fredda come una tomba, con improbabili luci rosso/blu, una location da film del primo Dario Argento.

Ma veniamo al nostro Eroe: a chi somiglia questo bimbo? Ognuno ci vede quel che vuole, quel che sa. Debussy? E Debussy sia, oppure per fare i colti, sapendo come si scrive, a Chačaturjan, visto che armeno era pure lui. 

Sta di fatto che il buon Tigran ci trascina in un personale universo diafano, che a malapena ci fa scorgere i contorni delle cose, cadenzato quel tanto che basta per non perderci nella nebbia, tamburi nella notte gli 88 tasti del suo microcosmo, e ci guida su territori che poche umane impronte hanno visto.

Del resto non siamo fatti della stessa sostanza dei sogni? Non siamo convenuti qui, in fondo, scansando la pioggia nerastra di Roma, per perderci un po' ed, auspicabilmente, per ritrovarci?

Frammenti di temi jazz si innestano su melodie dolci inzuppate di materna malinconia. Il problema è che da quel grembo dovremo distaccarci, un giorno o l'altro. 

(passa un'ambulanza a sirene spiegate)

A quale genere vogliamo associare questa musica, che si inscrive in circonferenze complesse, slittamenti progressivi della tonalità, una ricerca di piacere condotta da un esperto amante che conosce i tempi giusti e lascia risuonare anche le pause, i silenzi?

Magari ci asteniamo dal classificare tutto questo nello scomparto giusto e ci limitiamo a dire che essa va etichettata tra le cose belle e, ancora meglio, affinando la mira, tra quelle cose profonde che fanno risuonare, dentro le nostre anime corrotte ed i nostri cuori di pietra, corde che avevamo dimenticato esistessero.

(domanda estemporanea)

La coppia di hipster gay o gay hipster si scambia sguardi d'intesa. Avranno trovato quel che cercavano?  Perché alle volte ci sono opere d'arte che, a guardarle troppo a lungo, si perde la fede come il Cristo Morto di Holbein... cioè tu vai lì che credi e torni a casa che non credi più...

(fine domanda estemporanea)

Se non fosse per il graditissimo e richiestissimo bis il concerto finirebbe come la colonna sonora di un film che sfuma i titoli di coda con la pioggia che cade su un tappeto di foglie autunnali ma invece...

(finale)

... il piccolo Tigran ci sorprende con un finale grandioso alla 'Great Gate of Kiev' di mussorgskyana memoria, per la gioia del piccolo sottobosco di telefonini che, anime tremule, provano a dire  al mondo io esisto o almeno... io c'ero!

Ossia che bellissimo. Senza parole. Ciao.

Marco Lorenzo Faustini
Copyright House 2017



http://www.tigranhamasyan.com/













2017/11/06

Alessandra Sulpasso ed Eddy Olivieri Jazz Duo in concerto



San Martino in jazz al “Bar dell’Angolo”
Sabato 11 novembre, ore 22:00, Alessandra Sulpasso ed Eddy Olivieri Jazz Duo in concerto

Un viaggio nei meandri della tradizione jazzistica, attraverso una personale e raffinata reinterpretazione di alcuni celeberrimi standard che hanno lasciato un segno indelebile nella storia del jazz. Sabato 11 novembre, ore 22:00, al Bar dell’Angolo (Via degli Imperiali, 14Manduria) di Carmelo Massafra, Alessandra Sulpasso (voce) ed Eddy Olivieri (pianoforte) daranno vita a un concerto ad hoc per tutti gli amanti della buona e vera musica. Cantante poliedrica, dal timbro ammantante e dalle spiccate doti comunicative, Alessandra Sulpasso ha calcato il palco al fianco di numerosi jazzisti blasonati a livello nazionale e internazionale, fra cui: Dennis Chambers, Aaron Spears, Deborah J. Carter, Kim Plainfield, Phil Maturano, Eddy Palermo, Fabio Zeppetella, Massimo Moriconi, Luca Alemanno, Maurizio Dei Lazzaretti, Giuseppe Bassi, Ettore Carucci, Gaetano Partipilo, Maurizio Rolli. Olivieri è un pianista enciclopedico, dalla sconfinata esperienza, che brilla per un sopraffino  senso melodico. Nel corso della sua attività concertistica ha collaborato con nomi altisonanti del jazz mondiale, tra i quali: Chet Baker, Lee Konitz, Billy Higgins, Toquinho, Elsa Soares, Jim Porto, Steve Grossman, Alfredo Paixao, Frank Wilson, Earl Palmer. Il live firmato Alessandra Sulpasso & Eddy Olivieri Jazz Duo è sinonimo di qualità ed eleganza. Un appuntamento imperdibile, nel segno della cultura e della passione per un’arte eccelsa come la musica.

2017/10/23

Qohèlet o L'Ecclesiaste


Un infinito vuoto
dice Qohélet
Un infinito niente
Tutto è vuoto niente
Tanto soffrire d’uomo sotto il sole
Che cosa vale?
Veníre andare di generazioni
E la terra che dura
Levarsi il sole e tramontare il sole
Corre in un punto
In un altro riappare
Andare e girare il vento
Da Sud a Settentrione
Girare girare andare
Del vento nel suo girare
Tutti i fiumi senza riempirlo
Si gettano nel mare
Sempre alla stessa foce
Si vanno i fiumi a gettare
Si stanca qualsiasi parola
Di più non puoi fargli dire
Occhi avidi sempre di vedere
Orecchi mai riempiti di sentire
Quel che è stato sarà
Quel che si è fatto si farà ancora
Niente è nuovo
Di quel che è sotto il sole
Di certe cose si dice – Guarda
Questa mai vista cosa –
E sono cose che già sono state
Nei tempi stati prima di noi
Dei già stati non c’è memoria
E anche di quelli da essere ancora
In chi verrà non ci sarà memoria
Io Qohélet re d’Israel
stato
in lerushalem
Da sapiente mi sono dato
A scandagliare et a rigirare
La totalità delle azioni
sotto il sole
Lavoro sciagurato
A cui per loro scempio
Ha dato i figli d’uomo
Dio
Ho veduto tutte le cose
Le cose che si fanno sotto il sole
Ed ecco tutto è vuoto niente
E una fame di vento
Storture non si raddrizzano
Privazioni restano prive
Parlo al mio cuore gli dico
Ecco la mia grandezza
Ammassi di sapienza
Nessuno prima di me
Tanto ne ha avuto in Ierushalèm
E il mio cuore ha veduto
Grande sapienza grande intelligenza
E il mio cuore si è dato
A coltivare sapienza
E a conoscere le passioni
E ho penetrato nella stupidità
Anche questo è volere vento
Grande sapienza è grande tormento
Più intelligenza avrai
più soffrirai

(Qohèlet o L'Ecclesiaste, traduzione di Guido Ceronetti)