2007/03/26

Sic transit gloria mundi


"Venti milioni" sento ripetere nel corridoio mentre una sorta di processione si approssima all'ufficio del sottoscritto tutto preso a combattere un principio di appennicamento nel pomeriggio di quel lontano luglio del 200x.

"Una telefonata, una telefonata e abbiamo guadagnato venti milioni".

Dunque il cocco di mamma, neoassunto (da sei mesi), che ci era costato finora: auto aziendale e relativo parcheggio in centro storico, telefonino all'ultimo grido, PC portatile hi-tech, un turbinio di buoni-pasto, buoni-taxi , missioni e mangiate varie finalmente pareva aver inizato a produrre qualcosa.

La piccola folla festante circonda il giovane eroe: bassino, non supera i 160 cm, look Tecnocasa con completo gessato impreziosito da una cravatta dai toni che definirei 'rumorosi', grande orologio padellare sbrilluccicante nonchè set completo di due braccialetti uno con stemmino della Roma, e l'altro con su, bene impresso perchè non lo dimentichi mai, il suo bel nome virile.

Si appressano, dunque, alla mia stanza immersa nella penombra pomeridiana e cosparsa di fogli con numeri, simulazioni e tentativi di correggere una rotta aziendale che punta direttamente al baratro con la stessa determinazione con cui il Titanic si accanì contro l'iceberg.

"Una telefonta, Faustì' " mi dice "e Vi ho procurato un corso da venti milioni". Quel "Vi" mi giunge indigesto come inghiottire in un boccone un cachi che allappa. Ma lascio olimpicamente correre.

"Dimmi dimmi" e lo invito ad accomodarsi, mentre il codazzo resta, rispettosamente, sulla porta della mia stanza.

E l'eroe parte a narrare "Niente è che avevo un contatto presso il Comune di Vit.., mi sono arruffianato la segretaria (cosa che non fatico a credere), ed ecco che, dopo giorni di proposte e controproposte oggi sono tornato alla carica ed... oplà, ci hanno proposto di tenere un corso di (e inizia a profferire una sequenza di termini anglo-ostrogoti)".

Cala un silenzio preoccupante dal quale evinco che il Ns. piccolo eroe si attende una qualche forma di congratulazione.

"Ma non c'è nessuno dei nostri che sappia tenere un corso di (e ripeto a menadito la sequenza di termini anglo-ostrogoti). Dovremo ricorrere a docenti esterni.".

"Beh, si" risponde il piccolo eroe mostrano di non apprezzare questa mia modesta osservazione.

"E la sede del corso?" riprendo.

"Beh, quella è a carico nostro".

"Ah, bene. Poi ci saranno i materiali didattici, immagino".

"Si, in effetti" mi risponde un po' annoiato, ma comuncia ad intuire la buca profonda col palo appuntito conficcato al centro verso cui lo sto conducendo.

"Sono certo che il catering è a spese nostre. Quanti allievi sono?"

"Dodici"

"Il corso dura? 15 giorni lavorativi?"

Mi risponde di sì con un rantolo.

"Tre docenti? Sono 270 pasti a 15.000 a pasto siamo a 4.050.000; la docenza ci costa 11.250.000 (e ci fanno un prezzo di favore i tre docenti della ditta Speraf...); il fitto della sede saranno, teniamoci bassi, sui 1.500.000, i materiali didattici sono 750.000 e siamo a 17.550.000". La mia mano sulla calcolatrice ha il tocco di Rubinstein, contrapposto al rumore dei numerini che si imprimono faticosamente sulla carta.

"E a quanto siamo?" chiede il Nostro, cercando l'appiglio della nostra segretaria degli occhiali spessi che è rimasta innamorata, dal primo sguardo, dal suo apparecchio per i denti e dall'uso assiduo dello stuzzicadenti dopo i pasti, retaggio di una visione assidua e ripetuta del ciclo completo de "il Padrino".

"Siamo a un margine positivo di 2.450.000 fratello" gli rispondo in un sussurro.

Nella stanza cala un gelo. Ma aggiungo ad arte "Considerate, cari colleghi, che questi pagano anche sei mesi dopo, mentre tutti i nostri costi sono da saldare subito. Dunque carichiamoci sopra oneri finanzari per un milioncino".

E proseguo, con implacabile indolenza "Beh, non c'è male, se ci portiamo a casa 1.450.000 di risultato. Certo, c'è sempre da considerare il caso che qualcuno degli studenti non partecipi e succeda come al tuo collega Sar... sempre con quei marpioni del comune di Vit...".

"Che è successo a Sar... col Comune di Vit...?"

"L'influenza ha decimato le aule e il contratto prevedeva una fatturazione solo per le giornate di corso EFFETTIVAMENTE erogate. Una Caporetto. Ma io sarei fiducioso. Di solito non cadono DUE bombe nella stessa buca".

Il piccolo eroe si accascia al suolo e pian piano la folla si disperde. Dopo venti minuti è ancora lì come una cane morto.

Un buon epitaffio potrebbe essere:

"Potevo giocarmi meglio il mio quarto d'ora di celebrità".

Sic transit gloria mundi.

1 commento:

Rumenta ha detto...

il grande professionismo italico!