2006/07/24

Le parole e le pietre



I concetti più importanti, un tempo, erano solennemente iscritti sulla pietra.

Alla posterità si affidavano ardite architetture, statue, colonne commemorative, mausolei, templi, ponti, strade. Cattedrali sfidavano i cieli. Affreschi illustravano, letteralmente, la visione del Cosmo e della Storia.

Osservavi l’urbanistica di un luogo e ne comprendevi, in qualche modo, l’ideologia sottostante.

Ma questo implicava che prima di mettere “nero su bianco” un’ideologia, una concezione delle cose, ci si ragionasse su un bel po’. Poiché non era possibile sbagliare. E’ un po’ complicato “correggere” una piazza, ridisegnare la pianta di un borgo.

Poi è arrivata la stampa. Le prime Bibbie, le carte geografiche del Mondo noto, versioni stampate dei classici, calendari, illustrazioni di paesaggi bucolici, immagini licenziose.

Poi la radio, poi il cinema e la televisione.

Oggi tutto corre sull’etere, oppure è affidato al mistero di bit che viaggiano veloci, velocissimi. Fai una foto, oppure scrivi due versi d’amore e, volendo, un attimo dopo tutto il pianeta ne può usufruire.

Ma il problema è: che qualità ha tutto questo? E, andando oltre, ce l’avrà, tutto questo, un qualche senso?

1 commento:

Rumenta ha detto...

Caro mio, la risposta è che tutto questo è più quantità che qualità. Quando qualcosa è alla portata di tutti, immediatamente la qualità va altrove. Non è forse vero che non è sapere ciò che tutti sanno e non è potere ciò che tutti possono?