2006/05/08

La venticinquesima ora

Monty chiude la porta del piccolo bagno e siede sulla tavoletta del water. Qualcuno ha scritto "fottiti" con un pennarello color argento sopra il porta rotolo. Certo, pensa. E fottiti pure tu. Fottetevi tutti. La hostess francese, i commensali che sorseggiano vino, i camerieri che prendono gli ordini. Si fotta questa città e tutti quanti con lei. I mendicanti, che sogghignan agli angoli delle strade implorando qualche spicciolo. I Sikhs in turbante e i Pakistani puzzolenti che lanciano i loro taxi gialli lungo i viali. I finocchi di Chelsea, coi loro toraci impomatati e i loro bicipiti pompati. Si fottano tutti. I fruttivendoli coreani con le loro piramidi di frutta sovraprezzo, i loro tulipani e le loro rose incellophanate. Nigeriani in abiti chiari che vendono Gucci contraffatti sulla Fifth Avenue. Russi di Brighton Beach che bevono thè dai loro bicchieri, con zollette di zucchero incastrate tra i denti. Si fottano. Hassidim dai cappelli neri nelle loro lercie tenute di gabardine, che vendono diamanti sulla 47a strada e contano i loro soldi aspettando il Messia… Broker di Wall Street, compiaciuti e improfumati, che leggeno i loro giornali ripiegati nelle vetture della metropolitana. I punk di Washington Square Park sugli skateboard, con le loro catene penzolanti che tintinnano ogni volta che saltano l' ostacolo. I Portoricani, con le bandiere sventolanti e le radio ululanti dai finestrini aperti delle loro auto. Gli Italiani di Bensonhurst coi oro capelli brillantinati, i loro vestiti di nylon surriscaldati e i medaglioni con S. Antonio. Le mogli di Upper East Side, dalle labbra siliconate e i visi liftati, con i loro foulard di Hermes e i carciofi comprati da Balducci. Si fottano i fratelli di uptown, che non passano mai palla, che non giocano in difesa, e che tirano a cesto sempre con quattro passi. Si fottano i liceali che fumano tabacco nella cucina di babbo mentre il loro vecchio vola verso Tokyo. Si fotta la polizia, bulli in divisa blu con la loro baldanza da colli taurini, sfrecciando tra semafori rossi per arrivare primi alla gelateria…. Si fotta Jacob Elinsky, quel'omuncolo che frigna. Si fotta Frank Slattery, sempre a fissare il culo della mia ragazza. Si fotta Naturelle Rosario, che resta libera mentre io me ne vado. Si fotta Kostya Novotny; mi sono fidato di lui e lui mi ha venduto. Si fotta mio padre solo nella camera oscura, appendendo stampe bagnate in bella fila. Si fotta mia madre, che marcisce sotto la neve. Si fotta Gesù Cristo, che se n'è andato alla svelta, un pomeriggio sulla croce, un weekend all'inferno e poi l'alleluia di legioni di angeli. Si fotta questa città e tutti quelli che ci stanno dentro, dalle case in prima fila di Astoria ai duplex di Pak Avenue, dalle architetture di Brownsville ai loft di Soho, dal Bellevue Hospital alle case popolari di Alfabeth City fino alle arenarie di Park Slope, che gli Arabi radano tutto al suolo.; che le acque sommergano questo buco di topi impazziti; che un terremoto scuota i grattacieli, che il fuoco regni incontrastato; che bruci, che bruci che bruci, E fottiti tu, Montgomery Brogan, tu che l'hai provocato.
Qualcuno sta bussando alla porta e Monty si alza, si avvicina al lavabo e si lava le mani. Osserva la sua faccia nello specchio. Con tutto il buono che c'era, pensa. Occhi verdi, zigomi alti, naso dritto, denti d'un bianco perfetto. Un bel ragazzo bianco. Occhi, zigomi, naso, denti. Bussano ancora alla porta. E Monty sa quello che deve fare. "Fottiti", sussurra, e dice addio al volto nello specchio.

"The 25th hour", David Benioff, 2000

3 commenti:

Anonimo ha detto...

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