2006/03/22

Uno su tre


Uno su tre

di Augusto Monterroso

Preferisco conoscere persone disponibili ad ascoltare le mie vicende piuttosto
che a narrarmi le proprie.
Plauto


Ho già previsto che Lei resterà sorpreso nel ricevere questa mia. E’ probabile, inoltre, che Lei la prenda, in un primo momento, come uno scherzo di cattivo gusto, e sono quasi certo che il Suo primo impulso sarà quello di strapparla o gettarla via. Eppure difficilmente potrebbe cadere in un errore più grave. Vada aggiunto, comunque, a Sua discolpa, che Lei non sarebbe né il primo a commetterlo né l’ultimo a pentirsene.

Glielo dirò in tutta franchezza: Lei mi fa pena. Però tale sentimento non solo è del tutto naturale, ma è anche in coerenza con i Suoi desideri. Lei appartiene a quella silenziosa porzione di umanità che ritrova nell’altrui commiserazione un lenitivo ai propri dolori. La prego di tranquillizzarsi: il Suo caso non ha nulla di particolare. Uno su tre non cerca altra cosa, pur se nelle modalità più difformi. C’è chi si lamenta di un male tanto crudele quanto immaginario, chi si presenta corrucciato a causa del fardello gravoso delle faccende domestiche, chi pubblica versi lamentosi (poco importa se buoni o meno) tutti implorano, nell’interesse dei più, un poco di quella compassione che non osano prodigare a sé stessi.

Ma lei è più orgoglioso: disdegna mettere in versi la Sua amarezza, recupera, con elegante decoro, lo spreco di energia che la vita quotidiana Le richiede, non simula malattie. Semplicemente racconta la Sua storia e, quasi facendo un favore ai Suoi gentili amici, chiede loro consigli pur se con l’oscuro intendimento di non seguirli.
Le interesserà sapere come mi sia accorto di questo Suo problema. Niente di più facile: è il mio lavoro. Presto Le rivelerò in cosa esso consista.
Proseguo. Tre giorni fa, sotto un sole mattutino poco comune, Lei prese un autobus all’angolo tra Reforma e Sevilla. Spesso le persone che utilizzano tali automezzi lo fanno con un’espressione infastidita e si stupiscono al ritrovare, al loro interno, un volto conosciuto. Che differenza nel Suo caso! Mi fu sufficiente vedere il luccichio con cui brillarono i Suoi occhi nello scoprire una faccia nota tra i passeggeri sudaticci ed avere la conferma di essermi imbattuto in uno dei miei clienti.
Obbedendo ad un modus operandi professionale aguzzai l’udito. E in effetti Lei non aveva neppure finito di compiere il rito formale dei saluti che già iniziava il racconto delle Sue disgrazie. Allora non ebbi più dubbi. Lei espose le Sue vicende in una maniera tale che era facile accorgersi che il Suo amico aveva ascoltato le medesime confidenze neppure ventiquattr’ore prima. SeguirLa per tutto il giorno fino a individuare la Sua residenza fu, come sempre, la parte del mio lavoro che, vorrei sapere perché, svolgo con maggior piacere.
Ignoro se tutto ciò La abbatterà o La rallegrerà; però mi vedo obbligato a ripeterLe che il suo non è un caso patologico. Le vado ad esporre, in due parole, lo stato dell’arte della sua situazione. E se, anche se ne dubito, dovessi sbagliarmi, tale errore non sarà che l’eccezione di una regola altrimenti infallibile.
Lei soffre di uno dei mali più comuni tra il genere umano: il bisogno di comunicare coi propri simili. Da quando iniziò a parlare l’uomo non ha incontrato nulla più gratificante che un’amicizia capace di ascoltarlo con interesse, sia per le vicende dolorose che per quelle liete. Neppure l’amore riesce ad eguagliare tale sentimento. C’è chi si accontenta di un solo amico. Ne esistono di quelli cui non ne basterebbero mille. Lei appartiene a questa seconda categoria, e da questa appartenenza derivano sia il Suo problema che il mio lavoro.
Giurerei che Lei iniziò riferendo, a un amico intimo, su un Suo dilemma amoroso, che questi La ascoltò con attenzione fino alla fine e Le propose le soluzioni che ritenne più opportune. Ma Lei, e da qui inizia una schiavitù senza prospettive, non considerò quelle soluzioni come adeguate. Se quello Le propose di tagliare nettamente, alla radice, Lei trovò più di un motivo per non considerare la battaglia come perduta; se al contrario il consiglio fu di continuare l’assedio fino a conquistare il campo, Lei affogò nel pessimismo, vide tutto nero, perduto. Di lì a cercare rimedio in altre persone il passo è breve. Quante volte, amico, quante volte?
Intraprese, dunque, uno speranzoso pellegrinaggio, fino ad consumare la rubrica di indirizzi. Inoltre tentò (con risultati crescenti) di intavolare nuove relazioni per poter affrontare il tema. Non c’è da stupirsi che presto Lei si accorse che la giornata è composta da 24 ore soltanto, e che questo fattore giocava contro di lei. Ciò le impose di moltiplicare i mezzi di locomozione e pianificare gli orari con una precisione millimetrica. Le venne in soccorso l’uso sistematico del telefono che allargò, è certo, la cerchia delle Sue conoscenze; però questo metodo antiquato è comunque ancora un lusso, e il settanta per cento di quelli che Lei vuol mantenere al corrente non dispone ancora di questa novità dai dubbiosi vantaggi.
Non contento di notti passate in veglia oppure insonni Lei iniziò a levarsi all’alba per guadagnare un tempo sempre più sfuggente e perduto. La scarsa attenzione alla Sua igiene personale divenne fatto notorio: Le crebbe una barba ispida; i Suoi pantaloni, un tempo impeccabili, furono aggrediti da innumerevoli macchie, e una grigia polvere appesantì le Sue calzature. Le sembrò ingiusto, anche se dovette accettarlo, che anche alzandosi, al mattino, ricolmo d’entusiasmo, scarseggiassero amici disponibili a condividere tale Sua veemenza mattiniera. E così, c’è bisogno di dirlo?, è arrivato il momento ineludibile in cui Lei risulta fisicamente incapace di mantenere bene informata l’ampia cerchia delle Sue relazioni sociali.
Quel momento è il mio momento. Per una modesta somma mensile, Le offro la soluzione migliore : se Lei accetta – e Le posso assicurare che lo farà perchè non troverà alternative – relegherà all’oblio quel vagare incessante, i pantaloni impataccati, la polvere, la barba, le faticose telefonate.
In breve: sono in grado di metterLe a disposizione una stazione radiofonica specializzata. Dispongo, infatti, di quindici minuti che si sono resi liberi (a causa della prematura scomparsa di un cliente rovinato dalla Riforma Agraria) che, considerando il procedere delle Sue vicende, saranno più che sufficienti a tenere al corrente i Suoi amici, non giorno dopo giorno ma minuto dopo minuto, riguardo al Suo caso appassionante.
Ritengo inopportuno numerarLe i vantaggi del mio metodo. Ciò nonostante gliene voglio perlomeno insinuare qualcuno.
1° L’effetto rilassante sul sistema nervoso è già garantito dal primo giorno.
2° La discrezione è garantita. Anche se la Sua voce sarà ricevuta da un qualsiasi possessore di apparato radio ritengo improbabile che persone estranee alle Sue amicizie vogliano ascoltare confidenze di cui ignorano gli antefatti. E ciò ci permette di scartare ogni possibilità di curiosità insana.
3° Molti dei suoi amici (che ora ascoltano con disinteresse la versione dal vivo) si appassioneranno all’audizione radiofonica non appena Lei farà riferimento ai loro nomi, direttamente o in forma più allusiva.
4° Tutti i suoi conoscenti saranno tenuti al corrente nel medesimo tempo dei medesimi fatti: caratteristica che evita gelosie e lamentele, poiché solo una dimenticanza, o un rischioso difetto nell’apparato potrebbero lasciare qualcuno in lieve ritardo rispetto agli altri. Per eliminare tale deprimente svantaggio ogni trasmissione inizia con un breve riassunto delle puntate precedenti.
5° La trasmissione è di maggiore interesse e varietà e può arricchirsi, quando lo si reputi opportuno, con didascaliche selezioni di arie di belcanto (non mi dilungherò sulla ricchezza emotiva di quello italiano) o selezioni di grandi autori. Un sottofondo musicale adatto è obbligatorio per regolamento. Inoltre è a disposizione del cliente un’ampia discoteca che raccoglie finanche i più incredibili rumori che l’uomo e la natura riescono a produrre.
6° Il narratore non vede in volto i suoi ascoltatori, e ciò evita qualsiasi forma di inibizione, sia per sé che per il pubblico.
7° Essendo la trasmissione cadenzata a ritmo diario e per un quarto d’ora, il confidente dispone di ben ventitre ore e tre quarti per preparare i testi, evitando, in tal modo, fastidiose incongruenze e involontarie dimenticanze.
8° Se la trasmissione avesse successo e il numero di amici e conoscenti si sommasse a quello di spontanei ascoltatori non sarebbe difficile trovare un’azienda interessata, e ciò unirebbe, ai vantaggi già considerati, una certa garanzia monetaria che, divenendo cospicua, schiuderebbe la possibilità di assorbire le ventiquattro ore della giornata e convertire così una modesta trasmissione di quindici minuti in un ininterrotto programma di durata perpetua. La mia onestà mi obbliga a confessare che finora non si è mai verificato un caso simile; però perchè non attendercelo dal Suo talento?
Questo è un messaggio di speranza. Abbia fede. Per l’immediato pensi a questo: il mondo è popolato di esseri come Lei. Sintonizzi il suo radioapparato esattamente sui 1373 kilocicli, sulla banda dei 720 metri. A qualsiasi ora del giorno e della notte, d’inverno o d’estate, col sole o la pioggia potrà ascoltare le voci più diverse e inattese, però anche dense di malinconica serenità: quella di un capitano che riferisce, da più di quattordici anni, di come affondò la sua nave sotto la tormenta senza che egli si decidesse a compartirne il destino; quella di una donna meticolosa che smarrì il suo unico figlio nell’affollata notte del 15 settembre; quella del delatore tormentato dal rimorso; quella di un ex dittatore centroamericano; quella di un ventriloquo. Tutti a raccontare, interminabilmente, la propria storia, tutti a chiedere l’altrui compassione.

traduzione Marco Lorenzo Faustini - maggio 1999

foto Marco Lorenzo Faustini -maggio 2005

3 commenti:

Rumenta ha detto...

tendi pericolosamente al logorroico, sappilo.

lobeta (mlf) ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
lobeta (mlf) ha detto...

questo "rumenta" non ha forse compreso che trattavasi di traduzione e non di mia composizione originale... questo "rumenta" è certamente un drogato e forse anche un comunista!!!