2008/10/27

Sacra Conversazione Renier


Protagonista di questa "Sacra Conversazione Renier" di Giovanni Bellini, datata attorno al 1483, è l'inquietudine. I quattro personaggi sono avvolti da un'oscurità opprimente. Una luce posta fuori campo, sulla sinistra della tela, illumina i quattro. Ma è una luce che serve solo ad evidenziare le loro diverse espressioni.

La Madonna ha il capo appena reclinato che rivela diffidenza, tensione. Sorregge un Gesù che però non ha l'espressione serena di un bimbo tra le braccia della madre. Sembra molto di più un Gesù che, dalle braccia della Croce, sembra chiedere al Padre "perché mi hai abbandonato?". Ed è verso l'alto che guarda, il fanciullo. La santa sulla sinistra osserva con dolce preoccupazione il fanciullo. La santa sulla destra, bella e pudica, ha uno sguardo tra lontano ed assente, ma non felice.

Lo spettatore si trova di fronte a questi personaggi in uno scenario che non consente di sottrarsi a quegli sguardi. E' come entrare in una stanza dove è appena accaduto qualcosa. Di grave, di irrimediabile. E la tecnica prodigiosa del pittore veneziano è tutta orientata a disegnare un ritratto psicologico dei protagonisti.

Ecco, forse, perché in questa occasione Bellini rinuncia a qualsiasi sfondo (anche le sue crocifissioni più crude lasciano sempre una 'via di fuga' fra morbide colline e bellissime montagne).

Qui è diverso. Qui l'intento è dare una consapevolezza del dolore che arriverà, della Morte che incombe sul fanciullo appena nato. E le tre donne, pur strette attorno al bambino, non riusciranno a difenderlo dal Male.

Ci si stacca con fatica da questa tela. E l'ultimo sguardo va alla fanciulla di destra (identificata da taluni in Maria Maddalena) che, con le mani sul petto, pur con tutto l'amore del mondo, pare cedere con malinconica rassegnazione alla perdita del fanciullo amato.

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