2014/02/06

Antropologia del compratore "on-line" del frullatore Girmi


Avete mai provato a mettere un'inserzione e vendere, che so io, un frullatore che non utilizzate, magari regalato ai tempi antichi del vs. primo matrimonio, e mai neppure scartato?

Se ne sta lì, il buon Girmi, nel suo imballo originale. E così un giorno, riordinando i pensili alti della cucina, ve lo trovate davanti e, superata la prima onda di sana nostalgia, decidete: vendiamolo.

Lo spolverate ben bene, lo disponete su un tavolo, lo illuminate alla meno peggio e gli dedicate un piccolo book fotografico, neanche fosse il figlio neonato di Claudia Schiffer.

A quel punto provate a definire un prezzo (di solito pochi spiccioli poiché la crisi morde e soldini in giro ce ne sono pochi).E, anche se vi resta il retro pensiero che si tratti di un pezzo rarissimo, una serie vintage che la Girmi aveva creato una tantum in occasione di una speciale ricorrenza, fissate il prezzo a 20 squallidi euro, che non valgono neppure il lavoro che ci avete fin lì dedicato.

E l'annuncio parte, nuotando nel mare magnum delle inserzioni on-line, tra vecchie scodelle sbeccate e collezioni mai completate di figurine Panini, tra giornali ingialliti (considerati importanti reperti storici e venduti a 50 centesimi l'uno) e set di spazzole mai utilizzati.  

E finalmente, dopo sei settimane, un tipo risponde al vostro messaggio in bottiglia. E potete star tranquilli che se voi vivete a Palermo lui scriverà da Voghera; se abitate a Livorno il vostro cliente potenziale starà alle isole Tremiti. 

E se siete fortunati vi si chiederà di spedire il vostro pacco e farvelo pagare contrassegno. E vi ritrovate, due mesi dopo, con un frullatore in meno e ben 20 (dico venti) euro in più.

Ma il destino è crudele. Perchè c'è il tipo antropologico che: 

- passa pomeriggi presso le agenzie di viaggio progettando itinerari che MAI e poi MAI compirà (al massimo se ne va a Ostia con la metropolitana, che costa anche meno);

- visita i concessionari di auto, di moto, di caravan e sfoglia, con distaccato interesse, cataloghi su cataloghi, si informa su prezzo, modelli, release, caratteristiche dell'oggetto di potenziale interesse;

- si accultura, su riviste prese in prestito a colleghi d'ufficio, su modelli estremi (top) di amplificatori classe AAA, e riesce a dissertare sul tema (topic) con discreta cognizione di causa, infarcendo il proprio eloquio con una serie di termini tecnici (technicalities).

E quando, esauriti i concessionari, sfogliate le riviste, resosi conto della chiusura per fallimento (o per esasperazione, chissà) di quasi tutte le agenzie di viaggio cittadine, si rivolge al mondo pulsante delle inserzioni on-line.

Ed è lì, in quel preciso momento, che incappa nel vs. Girmi del 1987.

Ed inizia a scrivervi, incessantemente, chiedendovi:
- anno di produzione
- numero seriale
- dimensioni
- peso
- disponibilità del manuale di istruzioni
- se il pezzo è fornito nell'imballo originale
- se il pezzo è funzionante e che garanzia siete in grado di offrire.

Non cadete nella trappola. Non lo fate, per amor di Dio. Perché, dopo duemila email il vostro potenziale acquirente divenuto ormai uno stalker, vi chiederà prima uno sconto sul prezzo, poi che vi accolliate la spedizione, poi che la commissione del pagamento contrassegno sia a Vs. carico (in fondo siete voi che non vi fidate, mica lui).

E poi, alla fine, quando avrete ceduto su tutto, o quasi, vi dirà che ci ha ripensato, che lui il Girmi ce lo ha già, ed anche un modello superiore.

E tutta questa nefasta catena di eventi, di mail, di sms e compagnia varia vi condurrà, dopo aver cancellato l'inserzione, a portare il Vs. vecchio, amato, vezzeggiato, vituperato Girmi, alla discarica dove lo abbandonerete con un cattolico senso di colpa.

E la vita continua, fatevene una ragione...


2 commenti:

Stefano Di Noi ha detto...

tu sai chi stai descrivendo, vero?

lobeta (mlf) ha detto...

"a mia insaputa..."